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Nome: Antonio
Sono un animale indipendente, anarchico, asociale e tendenzialmente misantropo.
Odio la censura, la political correctness, gli ottimisti, i ricchi avari, gli ignoranti saccenti e molti dei miei vicini di casa.
Amo gli animali, in particolare i gatti, l'estate e il caldo, la birra, la pasta e la cioccolata.
stefanover in Roma kaputt
Eggie in Roma kaputt
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Dreamingkat in Roma kaputt
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Del digitale terrestre, i romani ne stanno facendo una tragedia greca. L'atteggiamento da prima donna della capitale non riesce a celarsi.
Ecco alcuni passaggi tratti dai mezzi di informazione:
La Capitale e' stata abbandonata a se' stessa. Il 25% dei televisori non ha ancora il decoder...
E la colpa di chi è, se non di voi romani che non vi siete dati una mossa per acquistarli? Volevate che ve li portassero direttamente a casa? E poi che cosa vuol dire "abbandonata a se' stessa"? Forse era il caso di far intervenire i parà, o era meglio una baby-sitter?
[...] il passaggio al digitale terrestre delle frequenze televisive del Lazio [...] ha causato scompiglio e problemi a moltissime persone, che all’improvviso si sono viste oscurare i loro canali televisivi preferiti
All'improvviso? All'improvviso??? Ma se si sapeva da oltre un anno che ci sarebbe stato lo switch-off nel Lazio!
La conseguenza è stata una mezza paralisi degli ascolti televisivi laziali e, soprattutto, romani, dovuta più che altro al fatto che la mancanza di vere informazioni sul digitale terrestre (la stessa TV, per esempio, ne ha sempre parlato pochissimo [...])...
Già, ne hanno parlato davvero pochissimo. Evidentemente il brain storming fatto da tutti i canali televisivi nazionali, con avvisi ogni 15 minuti, tutti i giorni per 10 giorni non è stato sufficiente a far passare l'informazione... E poi notare il passaggio "e, soprattutto, romani"...
Nella capitale ci sono 2 o 3 televisori per abitazione [...] con costi per l'acquisto del decoder mediamente di 120 euro a famiglia...
Caspita! Avete addirittura 2 o 3 televisori per famiglia! Scusate se il resto della nazione non è ancora arrivato al vostro livello di benessere!
Chi rimborsera' i romani, chi paghera' i danni?
Credo che ve li rimborserà lo stesso che li ha rimborsati ai sardi, ai valdostani, ai trentini e ai piemontesi, cioè nessuno. Ma voi romani mica vorreste anche i soldi indietro? Roba da pazzi!
E poi... prima capitale europea digitalizzata... Certo, dopo Lussemburgo, Amsterdam, Helsinki, Stoccolma, Berlino, Oslo, Zurigo e chissà quante altre. Le solite manie di grandezza!
Ieri sera, uno dei canali nazionali, ha trasmesso un breve servizio con le indicazioni e le istruzioni passo passo per collegare un decoder al televisore di casa e successiva sintonizzazione dei nuovi canali. Sembrava una lezione di prima elementare, roba che se io fossi romano mi offenderei.
Inoltre hanno detto che a Roma verranno distribuiti circa 1 milione 200 mila opuscoli per informare la popolazione su questo "improvviso" evento tecnologico.
Mi chiedo come abbiano fatto a sopravvivere gli abitanti di Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino e Piemonte, i quali questo opuscolo devono ancora riceverlo.
Che il passaggio al digitale terrestre sia stato un trauma per molti non lo nega nessuno, ma che se ne debba fare una questione di Stato è puerile.
Una volta un romano DOC mi disse: "Noi romani ci lamentiamo sempre per un nonnulla perché non c'abbiamo un cazzo da fare tutto il giorno".
E a questo punto credo che avesse ragione.
Un temporale pomeridiano a Roma è una notizia di maggior risalto di un'alluvione a Sarno.
Un lieve tremore del terreno nella capitale passa davanti ad un sisma disastroso con vittime e crolli.
Due fiocchi di neve in piazza San Pietro fanno più notizia di una tormenta sulle Alpi che blocca interi paesi.
Ormai i notiziari e i giornali ci hanno abituato al fatto che il più insignificante avvenimento nella capitale d'Italia sia di gran lunga più importante di una qualunque tragedia accaduta in giro per lo Stivale.
Eppure io sono ancora in grado di stupirmi, se non di indignarmi.
Perché perfino un evento come il passaggio al digitale terrestre diventa una notizia da sommario dei telegiornali se questo evento tocca la capitale. Due giorni fa, la notizia dello switch-off a Roma e dintorni era stata data subito dopo la tragedia di Casamicciola sull'isola di Ischia.
Avrebbe dovuto essere la notizia di apertura, ma sono sicuro che un errore della redazione abbia spostato il lancio della notizia in seconda posizione, con grande disappunto dei romani.
Prima di Roma, già la Sardegna, la Valle d'Aosta, il Trentino e buona parte del Piemonte erano passati al digitale terrestre, ma non riesco a ricordare che lo avessero messo in prima pagina a 9 colonne sui quotidiani, nè che avessero trasmesso edizioni speciali dei TG durante le giornate precedenti all'evento e nemmeno ricordo grafiche a tutto schermo prima, durante e dopo le trasmissioni.
E' Roma Caput Mindi, un senso di superiorità che la capitale non è ancora riuscita a scrollarsi di dosso dalla fine dell'Impero Romano.
E questo senso di superiorità di Roma salta all'occhio anche nei centri commerciali, quando il cliente che chiede di acquistare un particolare decoder per la ricezione dei canali digitali terrestri si sente rispondere dal commesso che hanno dovuto trasferire tutta la merce, "Ce li hanno portati via tutti perché servivano a Roma. Sa com'è... Roma capitale...".
Che se lo avesse sentito Bossi avrebbe rimarcato il tutto con la sua famosa frase, quella che ai romani non piace...
La sera del 10 agosto 2008 udii un trambusto in cortile, uscii a vedere e notai il gatto della mia vicina armeggiare sotto un piccolo cespuglio. Era già buio, illuminai la zona con una torcia tascabile e vidi che il gatto stava torturando un piccolo topo. Allontanai il gatto, sperando di vedere il topo fuggire sano e salvo, ma mi accorsi che il topo non si muoveva. Credevo fosse già morto, ma scoprii che in realtà il gatto gli aveva danneggiato la spina dorsale: il topo era paralizzato agli arti posteriori, si trascinava terrorizzato. Aveva anche alcune ferite ed escoriazioni sul corpo.
Presi una scatola e misi il topolino al sicuro lì dentro. Sistemai poi la scatola con dell'ovatta per fargli da nido, del cibo e un piccolo contenitore per l'acqua. Coprii la scatola con una rete e sistemai il tutto in garage, su una mensola. Pensai che il giorno dopo sarei andato in negozio, avrei acquistato una gabbia per roditori e mi sarei preso cura di lui per il resto dei suoi giorni.
Lo chiamai Firmino.
Il giorno dopo il clima era pessimo, pioveva in modo assurdo, era uno dei tantissimi giorni di pioggia di quel famoso anno senza estate. Con un tempo del genere non riuscii a trovare il coraggio e la forza di uscire, ero moralmente a terra, un'intera stagione di cattivo tempo mi stava lentamente uccidendo.
Scesi in garage diverse volte quel 11 agosto, lunedì, e accudii in maniera continua il povero topolino, dandogli quello di cui aveva bisogno. L'ultima visita di quel giorno la feci alle 21 circa, gli diedi la buonanotte.
Il giorno dopo, martedì 12 agosto, il tempo non era eccezionale, ma non pioveva. Mi preparai ad uscire per acquistare la gabbia e prima di partire passai a salutare il topolino. Ma la scatola era vuota!!! In qualche modo il topolino, sebbene paralizzato, era riuscito a superare i bordi della scatola, alti il doppio della sua lunghezza, aveva spostato la rete di copertura, era saltato giù dalla mensola e chissà dove era finito...
Non mi diedi pace, trascorsi il resto di martedì 12 e di mercoledì 13 a rovistare in tutto il garage, ispezionando praticamente ovunque. Dopo quasi due giorni di ricerche senza successo, mi rassegnai al fatto che il topolino doveva aver trovato il modo di uscire, anche se in cuor mio avevo la speranza che fosse ancora nascosto da qualche parte, e sistemai una trappola non cruenta per catturarlo nuovamente.
Parlai anche con due veterinari, i quali mi dissero che probabilmente il topolino non aveva subìto danni permanenti alla colonna vertebrale, che probabilmente aveva recuperato sensibilità alle zampine nella notte e che se ne era andato.
Tolsi la trappola dal garage solo due mesi dopo, quando era chiaro che del piccolo roditore non vi era più nessuna traccia.
Ieri pomeriggio, risistemando alcuni scaffali in garage, all'improvviso davanti agli occhi si è parata l'immagine di un topolino morto!!!
Era lui!!! Firmino!!! Il poveraccio era morto in modo drammatico e così straziante che se ci penso mi si crepa il cuore, un'agonia che deve essere durata moltissime ore se non giorni!!! Chissà quanto aveva sofferto, chissà con quale disperazione aveva cercato di sfuggire al suo crudele destino, i segni, le prove, sono eloquenti. Ce l'aveva messa tutta per liberarsi, intrappolato in una posizione dalla quale non poteva uscirne con solo due zampine attive, ma alla fine aveva dovuto arrendersi, molto probabilmente sfinito, esausto, rassegnato...
Firmino era rimasto in garage per molto tempo, diversi mesi, aveva vissuto lì dentro, senza poter uscire proprio per via del suo handicap, ma in qualche modo era sopravvissuto per qualche mese.
Il cadaverino non era lì da molto tempo e le ferite sul muso era guarite. Chissà quante volte ci aveva visti entrare in garage e si era spaventato per la nostra presenza, senza sapere che, se si fosse mostrato a noi, si sarebbe salvato...
Ieri pomeriggio e ieri sera, stanotte e stamattina, sto ancora pensando che se quel maledetto 11 agosto il clima fosse stato quello che doveva essere, Firmino avrebbe avuto la sua gabbia e una vita più serena. Maledetta pioggia che ha portato solo disgrazie!
Al primo che sentirò ancora dire che ama la pioggia, non potrò fare altro che augurare di fare la fine del topo, la stessa straziante e orribile morte di Firmino!

Firmino all'interno della sua scatola, con l'ovatta e il piattino dell'acqua.
Photo: An Cat Dubh ©
Un'altra immagine di colori autunnali, un altro esempio di "Foliage", fenomeno tipicamente nord-americano.
Questa volta l'immagine ha qualcosa di più americano nel contenuto... il rampicante della foto, infatti, è la Parthenocissus Quinquefolia, detta anche Vite Americana.
Anche questa volta, meglio che niente...

Foliage con contributo... americano
Photo: An Cat Dubh ©
Non sono solo gli americani a potersi permettere lo spettacolo del "Foliage", anche nei, nel nostro piccolo, facciamo quel che possiamo. Peccato che manchino gli altri colori.

Foliage all'italiana
Photo: An Cat Dubh ©
Nella foto sono visibili alcune finte zucche per Hallowe'en.
La foto l'ho scattata in un supermercato del Massachusetts il 20 settembre... forse era per il fuso il orario, ma mi sembrava che queste zucche fossero apparse un po' in anticipo.

Finte zucche allineate su uno scaffale di un supermercato nel Massachusetts.
Photo: An Cat Dubh ©
...e io mi sono fermato in coda ad un'altra auto. Mentre ero fermo mi sono distratto a parlare con la mia gatta nel trasportino sul sedile accanto al mio. Non mi sono accorto del tempo che passava e, quando ho di nuovo alzato lo sguardo, il semaforo era già verde e l'auto davanti a me era già quasi un puntino lontano. Siccome non avevo sentito alcun suono di clacson alle mie spalle, ho pensato di essere da solo al semaforo verde, invece vedo che dietro di me c'è una Mercedes Classe A nera.
Parto a razzo per recuperare il tempo perso, più per rispetto di chi era dietro di me che per me stesso, e in quel momento ho visto che la targa della Mercedes era tedesca.
E' stata una bella lezione di civiltà, educazione e rispetto da parte di un cittadino del nord Europa. Ringrazio qui pubblicamente il conducente del veicolo di cui sopra targato DU SO 401.
Invece, successivamente, sono stato sorpassato da un guidatore italianissimo in un tratto di strada dove il sorpasso era proibito.
E poi una donna mi ha tagliato la strada, e altre tre donne sono entrate in altrettante strade in contromano! Alla faccia del concetto di donne educate e corrette al volante!!!
Questa foto ritrae l'agonia di una Tigre di Sumatra, un felino che vive solo sull'omonima isola in un numero di esemplari talmente ridotto da farlo ritenere ad un passo dall'estinzione.
Questa tigre ha commesso il grave errore di mettere piede in un villaggio nel nord dell'isola, dove ha seminato il panico tra la popolazione. Ma la popolazione, oltre farsi prendere dal panico, si è fatta anche prendere da una violenta furia assassina, e ha inferto gravissime ferite all'animale che ha dovuto essere poi trasportato in un centro veterinario per tentare di salvarlo.
L'animale, purtroppo, è morto proprio a causa della gravità delle ferite. Il villaggio nel quale la tigre è stata martoriata è vicino a Banda Aceh, uno dei luoghi in cui lo Tsunami del 26 dicembre del 2004 aveva provocato enorme devastazione.
Non è per fare il cattivo, ma la Natura sa sempre dove colpire. Dovrebbe solo farlo più spesso e con maggiore convizione!

La Tigre di Sumatra agonizza sul tavolo chirurgico dei veterinari di Banda Aceh. Le profonde e mostruose ferite su tutto il corpo hanno avuto la meglio.
Photo: Ansa - Repubblica
Dallo stesso ambulante criminale dal quale acquistai (o per meglio dire, salvai) le due quaglie tra giugno e luglio, e l'esemplare femmina di Germano Reale, oggi ho acquistato (e cioè salvato) un altro esemplare femmina di Germano Reale.
Il tipo del banco al mercato mi ha riconosciuto e mi ha guardato con uno sguardo misto tra ironia e compassione, avrà pensato "Eccolo di nuovo qui quel pazzo che crede di salvare il mondo!"
Il tizio ha messo il Germano Reale in una scatola di cartone, io ho pagato e sono subito andato al lago per liberarlo.
La gioia del volatile appena entrato in acqua è stata indescrivibile, incontenibile!
Sono assolutamente certo che il Germano abbia visto e toccato dell'acqua che non fosse quella di un abbeveratoio oggi, per la prima volta in tutta la sua vita.
Lo si è capito da come ha cominciato a giocarci, a bere, a lavarsi e a tuffarsi a testa in giù. Un'altra cosa bella è che si è immediatamente unito ad un gruppo di suoi simili e per la mezz'ora per la quale sono rimasto ad osservarli, non si sono lasciati o separati nemmeno per un secondo. Dovunque andasse il maschio che lei aveva scelto come amico, andava anche lei.
Ridare la libertà a chi dovrebbe averla per natura è favoloso. E la prossima primavera questo Germano sarà in grado di allevare una nidiata di anatroccoli belli come lei.

Il Germano Reale gioisce del contatto con l'acqua e saluta il suo nuovo mondo con un battito di ali. I suoi due nuovi amici la osservano.
Photo: An Cat Dubh ©
La nostra città è compreso all'interno di un parco fluviale. Definire "parco fluviale" una striscia di verde attorno ad un torrente secco per metà dell'anno è un azzardo, ma tant'è...
Questa estate ho avuto la malsana idea di recarmi al parco fluviale per delle lunghe ed estenuanti pedalate sul lungo torrente, ma quelli che dovevano essere dei tranquilli pomeriggi di svago si rivelavano il contrario per via dell'eccessivo afflusso di persone. Mi chiedevo come fosse possibile che nemmeno ad agosto la mia città si fosse svuotata.
Ieri pomeriggio ho fatto una passeggiata al parco e l'ho trovato praticamente deserto. Solo pochi sparuti visitatori vagavano solitari sui sentieri.
Avrei tanto voluto che la situazione di ieri si fosse presentata due o tre mesi fa, e mi sono chiesto che cosa potesse essere successo.
Che cosa aveva fatto sì che quelle panchine, affollate ad agosto, fossero deserte ieri? Come mai i tavolini e i barbeque pubblici ieri erano tristi e abbandonati? Per quale fenomeno i sentieri, che ad agosto erano intasati come autostrade, ieri erano praticamente disabitati?
Sembrava di essere in una scena del telefilm "I sopravvissuti", dove una grave malattia virale aveva ridotto la popolazione ad un millesimo.
Che sia stata la tanto temuta influenza A, o qualche altra forma di virus che ha messo a letto milioni di persone? La televisione non ne ha parlato.
Di qualunque cosa si tratti è arrivata tardi! Mi posso solo augurare che il prossimo anno questo virus, o chi per lui, giunga un po' più tempestivamente.
E' davvero fastidioso pedalare e scansare gli altri!